Legge delega sul turismo: progetto o chimera?

Con l’inizio della primavera ha preso il via l’iter parlamentare del Disegno di Legge che prevede la “Delega al Governo in materia di turismo”, il DDL C.1698. Nel testo approvata lo scorso febbraio dal Consiglio dei Ministri venivano individuati alcuni degli obbiettivi che verranno affrontati dal Governo se la Legge Delega completerà con successo il suo percorso: in questo caso, ecco alcuni dei “principi e criteri direttivi cui i Decreti Legislativi del Governo dovranno attenersi. Tralasciando per adesso gli aspetti procedurali richiesti per l’emanazione di questi Decreti, che richiederanno la previa intesa con la Conferenza Unificata e il parere del Consiglio di Stato –  e che fanno temere tempi piuttosto lunghi –  poniamo il focus di oggi sui contenuti.

  • Chiarisce il DDL che il Governo sarà delegato “ad adottare uno o più decreti legislativi in materia di turismo”. Potrà trattarsi dunque di un nuovo Testo Unico così come di una pluralità di provvedimenti. Scopo è l’aggiornamento del Decreto legislativo 79/2011, che introduceva nel nostro ordinamento l’attuale Codice del Turismo (meglio, “Codice della normativa statale in tema di ordinamento e mercato del turismo”) in buona parte dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale.
  • I Decreti legislativi del Governo dovranno essere volti a una riorganizzazione delle disposizioni per settori omogenei o per specifiche attività o gruppi di attività.

Inoltre i Decreti affronteranno due argomenti critici:

  • “la revisione della normativa relativa alla classificazione delle strutture alberghiere con definizione dei perimetri e della tassonomia delle strutture ricettive ed extra-alberghiere”, confidando in un’accurata gestione dell’interferenza nella competenza regionale
  • l’individuazione dei fabbisogni, la semplificazione delle procedure di raccolta, condivisione, monitoraggio e analisi dei dati ai fini del miglioramento della qualità dell’offerta turistica e della realizzazione di un codice identificativo nazionale”. Argomento incandescente, questo, che rifletterà verosimilmente anche le osservazioni della imminente decisione della Corte Costituzionale chiamata a decidere sul CIR lombardo.

Ma sono 3 i principi che accogliamo con particolare soddisfazione:

  • La “indicazione esplicita delle norme da abrogare, fatta salva comunque l’applicazione dell’articolo 15 delle disposizioni sulla legge in generale premesse al codice civile”. Il problema della stratificazione inerziale di norme stagnanti, da noi più volte sollevato e trattato nel testo giuridico “La nuova ospitalità turistica – Dalle strutture ricettive tradizionali alle recenti formule”, è tra le maggiori cause di stallo nel settore.
  • L’“adeguamento, aggiornamento e semplificazione del linguaggio normativo. La terminologia di molte disposizioni è desueta e anacronistica, appaiono ancora termini come “locande” e “pensioni” mentre il concetto di “turismo”, per fare un esempio, non è univoco.
  • E, soprattutto, il “coordinamento sotto il profilo formale e sostanziale del testo delle disposizioni legislative vigenti anche di recepimento e attuazione della normativa europea, apportando le opportune modifiche volte a garantire o migliorare la coerenza giuridica, logica e sistematica della normativa”: da tempo insistiamo sul concetto che quello che serve non è intervenire con provvedimenti di per sé semplici e chiari ma scoordinati con il resto della normativa, che ingannano i destinatari delle norme – operatori del settore o turisti -trasformandoli in inconsapevoli bersagli di sanzioni. Quel che serve, e di cui il Legislatore sembra ora si stia occupando, è un riordino coerente delle disposizioni sulla Hospitality.

Di seguito, il link per chi vuole seguire le sorti del DDL

Ospitalità turistica: l’evoluzione dal punto di vista giuridico

In occasione dell’uscita nelle librerie del testo giuridico “LA NUOVA OSPITALITA’ TURISTICA – Dalle strutture ricettive tradizionali alle nuove formule” uno dei nostri professionisti, co-autori dell’opera, è stato intervistato da Hospitality-News sulla situazione attuale e sulle prospettive del diritto del turismo e della ricettività in Italia.

Leggi l’intervista con l’avv. Donatella Marino

LOCATORE PER UN GIORNO

Un immobile può essere ceduto in locazione per un solo giorno? E magari essere replicato quotidianamente? Oppure la necessità di occuparsi in modo continuativo del riassetto, della pulizia, della gestione dei rifiuti, del rifacimento dei letti e cambio biancheria ritagliato sul numero di ospiti, dello scambio di comunicazioni e informazioni con ciascuno di loro, della manutenzione ordinaria e di ogni tipo di riparazione nell’alloggio occupato trascina il rapporto verso le più sfumate soluzioni dell’atipico contratto di ospitalità turistica (in cui all’ospite viene reso disponibile oltre alla possibilità di soggiornare anche alcuni servizi minimi necessari ad assicurare il cosiddetto “comodo ricetto”)? Sarebbe poco corretto e fuorviante rispondere in astratto a questi interrogativi in assenza di pronunce giurisprudenziali, ma è bene porsi il problema di fronte a ogni caso pratico. Diverso è il tema di carattere amministrativo. Se viene concesso con un contratto di ospitalità il godimento di una unità immobiliare a uso abitativo, non aperta al pubblico, è corretto ritenere che quest’ultima si trasformi ipso facto in una struttura ricettiva con le relative implicazioni, per la sola ragione che viene offerto qualche servizio ad personam? Come spiegato anche nel testo giuridico “La nuova ospitalità turistica” edito da Key Editore, è evidente che “dalla prassi sta affiorando una nuova esigenza: l’elaborazione di una figura negoziale idonea a regolare gli interessi delle parti ma anche agevolmente inquadrabile nell’ordinamento. L’antica datazione della disciplina di riferimento, prevalentemente (se non esclusivamente) riconducibile al 1942 …, la difficoltà di coordinarla con le ulteriori disposizioni successivamente intervenute … unitamente all’ambigua portata del concetto di “turismo” … rendono estremamente difficile la ricostruzione di questo nuovo tipo di accordo”. I due mondi del Real Estate e della ricettività ormai stanno convergendo e la contrapposizione giuridica ancora esistente diventa sempre più anacronistico. Per il momento, nell’attesa dell’auspicato competente intervento del Legislatore, solo una buona prassi del settore e un adeguato supporto di dottrina e giurisprudenza possono offrire qualche aiuto.

AIRBNB al TAR del Lazio

Conclusa la vicenda giudiziaria di Airbnb davanti al TAR Lazio. Airbnb contestava le circolari dell’Agenzia delle Entrate che davano attuazione ad alcuni aspetti del D.L. 50/2017 che la interessavano, tra cui l’obbligo posto a carico di intermediari e portali – che incassano i canoni per conto dei locatori – di operare una ritenuta del 21%. La questione era passata anche davanti al Consiglio di Stato che aveva chiesto al TAR Lazio, in linea con la posizione di Airbnb, di assicurarsi che alcuni principi cardine dell’Unione europea fossero rispettati. Ora il Tribunale amministrativo laziale ha deciso: non ci sono violazioni, le circolari dell’AdE non sono da annullare e Airbnb le dovrà eseguire. Non sappiamo cosa succederà nei prossimi mesi. Airbnb dichiara che intende proseguire il percorso giudiziario e insistere sulle sue motivazioni. Intanto alcuni dei nostri professionisti stanno esaminando le diverse questioni e hanno reso a Milano Finanza alcuni primi commenti.