Una banca dati unica per gli alloggi turistici: il Parere del Garante Privacy

Via libera del Garante Privacy alla banca dati volta a “raccogliere ed ordinare le informazioni inerenti alle strutture ricettive e agli immobili” destinati alle locazioni brevi purché si rispettino almeno quattro condizioni: così si è espresso il Garante lo scorso luglio  sullo schema di regolamento che disciplina  le modalità di realizzazione e gestione della relativa banca dati istituita dall’articolo 13-quater, co.4, del DL 34/2019(come successivamente convertito e modificato).

Il tema si pone essenzialmente per i dati personali dei locatori di alloggi per periodi brevi solo se ed in quanto persone fisiche, unici destinatari della protezione normativa di cui al GDPR (Regolamento UE 679/2016).

L’articolo prevede l’istituzione di “una banca di dati delle strutture ricettive, nonche’ degli immobili destinati alle locazioni brevi … identificati mediante un codice da utilizzare in ogni comunicazione inerente all’offerta e alla promozione dei servizi all’utenza, fermo restando quanto stabilito in materia dalle leggi regionali. La banca di dati raccoglie e ordina le informazioni inerenti alle strutture ricettive e agli immobili di cui al presente comma…”

Conflitto tra diritto alla riservatezza e diritti del consumatore

Il provvedimento intende unificare a livello statale gli elenchi delle strutture ricettive e degli immobili dati in locazione per brevi periodi, già presenti a livello regionale. Il focus è posto sulla necessità di bilanciamento tra due interessi primari del diritto nazionale ed Europeo: la tutela dei consumatori da un lato e la tutela della privacy del titolare dei dati dall’altro. L’istituzione della banca dati è infatti, funzionale alla tutela dei consumatori, ai quali si intende offrire uno strumento utile ad identificare l’offerta turistica globale, in maniera chiara e trasparente. Dall’alto lato, la costituzione della banca dati, a seconda della tipologia dei dati personali trattati, delle finalità e modalità del trattamento e della possibilità di diffusione degli stessi, fa sorgere criticità per la tutela della privacy delle persone fisiche coinvolte. L’attività regolamentare richiede pertanto uno specifico equilibrio tra i due principi.

Il parere del Garante

Il Garante ha prima di tutto confermato che l’alimentazione e la gestione della banca dati, “presuppone un trattamento di dati anche personali e, in particolare, di quelli inerenti il soggetto esercente l’attività ricettiva, anche in forma di locazione breve”. Ha disposto, quindi, l’integrazione dello schema di regolamento, tenendo in considerazione alcuni aspetti:

  • la finalità del trattamento, “svolto evidentemente nell’esercizio di pubblici poteri o di un compito di pubblico interesse” per essere lecito, necessita di una più compiuta definizione normativa. Come prescritto dagli articoli 6, par.1, lett.e) e 3 del GDPR, nonché 2-ter del Codice Privacy (D.Lgs 196/2003 e succ.  mod.)
  • è opportuno: “anzitutto individuare- nel rispetto del principio di minimizzazione di cui all’articolo 5, paragrafo 1, lettera c) del Regolamentole tipologie di dati personali di cui si legittima (in quanto funzionale allo scopo perseguito) il trattamento e, segnatamente, la stessa acquisizione…”  
  • occorre disciplinare: “i tempi di conservazione dei dati personali all’interno della Banca dati e gli effetti (in particolare in termini di cancellazione) che conseguano allo scadere del termine.”
  • occorre considerare: “i profili relativi alla sicurezza del trattamento (anche ai fini di cui all’articolo 32 del Regolamento) e alla gestione degli accessi da parte delle persone autorizzate”

Un’ultima questione, tra le più delicate, è la possibilità di pubblicazione sul sito istituzionale del Ministero, delle “informazioni contenute nella banca dati” previsto dallo schema di regolamento. Tale previsione, secondo il Garante “integra un’ipotesi di diffusione (anche) di dati personali che, ai sensi dell’articolo 2-ter, comma 3, del Codice Privacy necessita di un disposto legislativo o, nei casi previsti dalla legge, regolamentare.

Rimarrà da comprendere se e in che misura l’impostazione della banca dati coinvolgerà i proprietari persone fisiche che affidano in gestione i loro alloggi, con le più diverse modalità contrattuali, ai cd. Property Manager con la modalità della locazione breve. Questo perché, se la formula contrattuale lo consente, i dati personali del proprietario dell’immobile potrebbero non dover essere raccolti nella nuova banca ministeriale, in virtù del principio di minimizzazione posto alla base del GDPR (art. 5), che richiede che i dati raccolti siano “adeguati, pertinenti e limitati a quanto necessario rispetto alle finalità per le quali sono trattati.”

Gli interessati, possono leggere il parere a questo link: https://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/9688040

Le agenzie viaggio nello short term rental

Anche le agenzie di viaggio si rinnovano. L’argomento è delicatissimo sul piano civilistico e normativo ed è stato trattato in una recente pubblicazione su Euroconference Legal da Donatella Marino, uno dei nostri avvocati. L’intervento fornisce un quadro aggiornato sull’adattamento al diritto dei nuovi modelli di business nel settore ricettivo e del Real Estate ponendo il focus sull’ingresso delle agenzie di viaggio nel settore degli affitti brevi.
Regolate amministrativamente a livello regionale, si tratta di player nuovi che operano anche nella intermediazione e gestione immobiliare offrendo quindi, oltre che servizi turistici ed experience, anche alloggi, non più solo in strutture ricettive ma anche in unità immobiliari private loro affidate in gestione dai proprietari, come property manager, dunque.
Tra i nuovi player, in crescente diffusione, malgrado la crisi pandemica, sono anche le OTA Online Travel Agencies domestiche (capostipite Booking) e i Market Place che operano nel mercato immobiliare italiano, affiancando le piattaforme internazionali (Airbnb). Figure di intermediazione inquadrate dalla normativa europea più che nazionale.
Nel mercato Hospitality affiorano dunque formule giuridicamente ibride, caratterizzate da un crescente approccio digital spesso ancora ignaro dei requirement normativi. Ma le linee di confine tra i diversi player appaiono sempre più sfumate. E, mentre gli operatori crescono in numero e dimensioni pericolosamente sganciati dall’impianto giuridico, ci si interroga sul significato, oggi, di una distinzione rigida, nel nostro ordinamento, tra figure professionali che operano sul mercato in modo tanto similare.

Per gli interessati, ecco il link dell’articolo:

Salone del mobile: quale contratto per il “turista”?

La Design Week rilancia la ricettività milanese, alberghiera e non. Così i player del Real Estate rivolto alla Hospitality fronteggiano le novità legali e fiscali nel frattempo emerse e cercano formule commerciali giuridicamente corrette ma snelle. Un esempio: i contratti per gli short term rental (in gergo affitti brevi) ricondotti da alcuni alla locazione con finalità turistica e da altri ai c.d. contratti transitori.

Il dibattito ruota intorno alla qualifica di “turistico”, ancora non univoca nel nostro ordinamento. Il Salone del Mobile ne costituisce l’esempio perfetto. Chi viene a Milano in questa occasione, infatti, non è solo il turista, o per lo meno, non lo è in senso tradizionale. Non è solo chi si sposta per visitare i padiglioni di Rho Fiera per un paio di giorni, ma anche chi espone e per prepararsi ha necessità di fermarsi per un mese. I curiosi che vengono a Milano per visitare il Salone per interesse o piacere si mescolano a chi pernotta in cerca spunti professionali e chi lavora tout court. Le motivazioni sottostanti allo spostamento dei soggetti di chi arriva a Milano in occasione dell’evento sono le più varie ma il diritto non è in grado di conoscere e disciplinare diversamente le varie fattispecie.

Il concetto di turismo, infatti, sia nelle declinazioni pratiche che nei dibattiti giuridici non è una definizione univoca. Accanto ad un elemento stabile: lo spostamento temporaneo dell’individuo dalla sua sede abituale, con l’intenzione di rientrarvi, si apre una duplice accezione.

Da una parte, la tradizionale nozione edonistica di turismo, in cui rileva il motivo dello spostamento dell’individuo, che dovrà essere caratterizzato dalla finalità di vacanza o villeggiatura.

Dall’altra parte esiste un concetto di turismo c.d. improprio, ricorrente nella normativa di diritto pubblico italiano ed europeo, che include un ampio spettro di motivi idonei a giustificare gli spostamenti turistici. Turismo d’affari, per esempio, o congressuale, spostamenti per corsi di formazione o manifestazioni fieristiche specializzate come il Fuori Salone.

Il Legislatore, nel tentativo di disciplinare e regolare il fenomeno turistico, rincorre i fenomeni progressivamente affioranti nel mercato ma stenta a trovare definizioni. Nell’ordinamento civilistico italiano, ad esempio, l’art. 53 del Codice del Turismo (D.Lgs 79/2011) si occupa di “alloggi locali esclusivamente per finalità turistiche” senza definire però l’espressione. L’orientamento giurisprudenziale consolidato (si veda Cass. Civ., Sent. n. 7256/2012) ed anche il più recente, invece, predilige la nozione propria di turismo: alla “”finalità turistica” (o, con espressione più generale, lo “scopo di piacere”) è sotteso il“fine del godimento della vacanza per come essa viene proposta dall’organizzatore del viaggio (il tour operator) e accettata dall’utente” (Cons. Stato Sez. VI, 01/10/2019, n. 6566). Nella normativa di diritto pubblico italiano, invece, il termine “turista” ricorre più con un’accezione ampia, volta a ricomprendere chiunque si sposti temporaneamente dalla sua dimora abituale in altra sede.

La ricaduta sui contratti di locazione è evidente e un errore di inquadramento comporta conseguenze in sede amministrativa e/o civilistica: più snella sul piano contrattuale la locazione turistica, ma agganciata alla normativa regionale, più articolata la costruzione della locazione transitoria ma meno legata alla regolamentazione turistica. Diventa rilevante quindi individuare correttamente le ragioni che sottendono l’accordo e una adeguata conoscenza della disciplina civilistica e amministrativa dello short term in Italia. Questo, in attesa che le prime sentenze di legittimità portino nuova luce sull’argomento.

Hospitality: contributi economici e nuovi progetti

Sono consistenti i contributi economici e i progetti di riqualificazione a sostegno del turismo e del Real Estate previsti per la ripresa autunnale. Tra i beneficiari sono incluse agenzie di viaggio, tour operator e quelle che vengono definite imprese turistico-ricettive.

Le iniziative sono frutto dei provvedimenti firmati ad agosto dal Ministro del Turismo. Vengono così sbloccati oltre 400 milioni di Euro (oltre 200 milioni destinate alle imprese turistico ricettive) delle risorse stanziate per gli anni 2021 e 2020 sul fondo previsto dal Decreto Rilancio (articolo 182, comma 1, del decreto-legge 19 maggio 2020 n. 34).

Quali sono le imprese-turistico ricettive beneficiarie?

Destinatarie dei contributi sono le imprese turistico-ricettive che esercitano, come attività di impresa prevalente dichiarata con modello AA7/AA9 all’Agenzia delle Entrate – ai sensi dell’articolo 35 del d.P.R. n. 633/72, un’attività identificata da alcuni specifici codici ATECO:

  • 55.10.00 (Alberghi)
  • 55.20.10 (Villaggi turistici)
  • 55.20.20, (Ostelli della gioventù)
  • 55.20.30 (Rifugi di montagna)
  • 55.20.40 (Colonie marine e montante)
  • 55.20.51 (Affittacamere per brevi soggiorni, case ed appartamenti per vacanze, bed and breakfast, residence)
  • 55.20.52 (Attività di alloggio connesse alle aziende agricole)
  • 55.30.00 (Aree di campeggio attrezzate)
  • 55.90.20 (Alloggi per studenti e lavoratori con servizi accessori di tipo alberghiero)
  • 96.04.20 (Stabilimenti termali)

Il contributo spettante ad ogni soggetto è pari a Euro 200.000 ma solo se l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2020 sia inferiore almeno del 30 per cento rispetto all’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2019

Rimane ancora aperto il tema delle strutture ricettive turistiche che non rientrano nella definizione di impresa e degli appartamenti con destinazione turistica privi di codice ATECO.

Al centro piccoli borghi e le experience

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) pone uno dei focus sulla rigenerazione culturale dei piccoli centri. Lo scopo è orientare i flussi turistici e culturali in maniera sostenibile e diffusa su tutto il territorio italiano. All’interno del programma viene proposto dunque anche un Piano Nazionale dei Borghi, che prevede strategie di rilancio economico settoriale basate sullo sviluppo dei piccoli comuni attraverso la qualificazione degli spazi pubblici aperti, il miglioramento dell’arredo urbano e la creazione di servizi turistici.

Il Piano promuove anche lo sviluppo di esperienze, introducendo sostegni finanziari per tutte le attività culturali, creative, turistiche, commerciali, agroalimentari e artigianali utili a rilanciare le economie locali anche favorendo creazione di nuovi itinerari tematici, percorsi storici o visite guidate o altre proposte esperienziali volte a valorizzare i prodotti e i sapori del territorio.

Locazioni: ultimi giorni per richiedere il Bonus affitti

Entro il 6 settembre 2021 è ancora possibile presentare la domanda per richiedere il C.d. Bonus Affitti 2021, previsto dal Decreto Ristori (Decreto-legge n.137 del 2020, convertito nella legge n.176 del 2020) riservato ai proprietari che hanno rinegoziato in diminuzione i canoni di locazione degli immobili ad uso abitativo, nel periodo compreso tra il 25 dicembre 2020 e il 31 dicembre 2021. Un contributo che era stato istituito per incentivare i proprietari a rinegoziare in diminuzione i canoni nelle aree con maggiore tensione abitativa andando incontro a chi si è ritrovato, a causa della pandemia, in difficoltà economica.

Confidiamo che il nostro Legislatore guardi nella prossima stagione al comparto della Hospitality con costante e crescente attenzione.

Green Pass, cosa cambia per la Hospitality

È in gazzetta il decreto che introduce le modalità di utilizzo del c.d. Green Pass, in vigore dal prossimo 6 agosto, per gli spostamenti e la partecipazione e l’accesso ad alcuni servizi. Tra le attività per il cui accesso è richiesto il possesso di una certificazione verde COVID-19 tuttavia, non compaiono, a differenza di altri Stati europei, gli ingressi in hotel o altre tipologie di strutture ricettive.

Quando è richiesta la Certificazione verde

L’Art. 3 co.1 del D-L 105/2021 che modifica l’art. 9 del D-L 52/2021 convertito, richiede il possesso di una delle certificazioni verdi COVID-19 descritte nel decreto per l’accesso ai seguenti servizi e attività:

 a) servizi di ristorazione svolti da qualsiasi esercizio, di cui all’articolo 4, per il consumo al tavolo, al chiuso;

 b) spettacoli aperti al pubblico, eventi e competizioni sportivi, di cui all’articolo 5;

 c) musei, altri istituti e luoghi della cultura e mostre, di cui all’articolo 5-bis;

 d) piscine, centri natatori, palestre, sport di squadra, centri benessere, anche all’interno di strutture ricettive, di cui all’articolo 6, limitatamente alle attività al chiuso;

 e) sagre e fiere, convegni e congressi di cui all’articolo 7;

 f) centri termali, parchi tematici e di divertimento;

 g) centri culturali, centri sociali e ricreativi, di cui all’articolo 8-bis, comma 1, limitatamente alle attività al chiuso e con esclusione dei centri educativi per l’infanzia, compresi i centri

estivi, e le relative attività di ristorazione;

 h) attività di sale gioco, sale scommesse, sale bingo e casinò, di cui all’articolo 8-ter;

 i) concorsi pubblici.

L’esibizione del Green Pass è quindi richiesta per i servizi offerti in luoghi in cui la collettività generalmente si riunisce all’interno di ambienti chiusi, come ristoranti, eventi, luoghi di cultura, centri wellness etc. Tanto vale anche se questi servizi sono offerti all’interno delle strutture ricettive in cui è più probabile il contatto con estranei in luoghi chiusi, come piscine, centri termali, palestre, per i quali si applicano le regole generali.

Rimangono escluse invece le strutture ricettive in quanto tali: luoghi che tendono a riprodurre gli ambienti ordinari della vita quotidiana, in cui, i rischi di aggregazione per periodo prolungato in luogo chiuso sono limitati.

Dubbi per la ristorazione in albergo

Resta invece il dubbio sulla necessità del Pass, per mancanza di univocità della norma, per l’accesso ai servizi di ristorazione offerti all’interno delle strutture ricettive. Così come per alcune situazioni che possono verificarsi, come ad es. famiglie che hanno prenotato mezza pensione composte da genitori vaccinati e figli che non hanno ancora ricevuto la prima dose.  È possibile in questi casi l’accesso al ristorante interno alla struttura?

Confidiamo in un rapido chiarimento da parte del Legislatore: non solo per scongiurare cancellazioni all’ultimo minuto, ma anche per evitare sanzioni dovute alle difficoltà di interpretazione della norma, previste non solo a carico dell’utente, ma anche a carico degli esercenti.

Via libera per locazioni e gestione di immobili privati

Nessun dubbio invece per il turismo in alloggi privati, i c.d. “affitti brevi”. L’accesso in una unità abitativa privata attraverso un contratto di locazione breve per finalità turistiche non solo non è sottoposto alla disciplina relativa agli esercizi aperti al pubblico ma soprattutto non espone il turista ad alcun rischio di contatto con altri soggetti in aree comuni, né all’aperto né al chiuso (se non per il passaggio nelle aree condominiali, in caso di appartamenti, che avverrebbe comunque anche negli alloggi di proprietà).

Riprenderemo a proporvi i contributi dei nostri professionisti dopo la pausa estiva. Nel frattempo, confidiamo  che gli interventi legislativi delle ultime settimane servano a sostenere, seppur con diversi modalità, il settore della Hospitality in questa stagione estiva e auguriamo a tutti buone vacanze!

Bonus sanificazione anche per gli affitti brevi?

Il bonus sanificazione previsto dal c.d. Decreto Sostegni bis sembrerebbe essere esteso anche agli “affitti brevi”: meglio, agli appartamenti locati per brevi periodi per finalità turistiche. Il Senato ha appena approvato la legge di conversione del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73, con molte modifiche rispetto al testo originario, tra cui l’art. 32 che prevede il credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto dei dispositivi di protezione anche per le strutture ricettive extra-alberghiere.

La novità

Come chiariscono i nostri fiscalisti Alfredo Imparato e Marco Parnaso, “è stata prevista una estensione dei soggetti: possono beneficiare dell’agevolazione le strutture ricettive extra-alberghiere a carattere non imprenditoriale munite di codice identificativo regionale ovvero, in mancanza, identificate mediante autocertificazione in merito allo svolgimento dell’attività ricettiva (di bed and breakfast). L’estensione del provvedimento riguarda la condizione soggettiva (tipologia soggetto, ovvero un alloggio destinato alla ricettività) e non la condizione oggettiva (tipologia contratto).

Ne consegue che, ai soli fini di questa disposizione, sembrerebbe “non rilevi l’aspetto civilistico, e, dunque la tipologia di contratto, che può essere un contratto di locazione di breve durata e con finalità turistica, ovvero un contratto atipico di ospitalità in albergo o altra struttura ricettiva. Così come non rileva la modalità organizzativa con cui l’alloggio viene offerto al turista, attraverso dunque una gestione imprenditoriale o meno. Rileva piuttosto l’inquadramento regionale dell’alloggio all’interno della disciplina delle strutture ricettive e la necessità di dotare a tal fine l’alloggio di un codice identificativo”, spiega Donatella Marino, uno dei nostri avvocati. La norma è imprecisa nel linguaggio (per esempio, non esiste in Italia un concetto univoco di strutture ricettive extra-alberghiere, presente solo in alcune Regioni, come il Lazio) ma sembra evidente negli obiettivi: bilanciare i nuovi impegni per la sanificazione degli alloggi offerti ai turisti attraverso un supporto economico ai soggetti che di tali oneri devono farsi carico.

Le caratteristiche del bonus

Previsto originariamente per gli esercenti attività d’impresa, arti e professioni, con il decreto Sostegni bis, il bonus veniva esteso anche alle “strutture ricettive extra-alberghiere a carattere non imprenditoriale a condizione che siano in possesso del codice identificativo di cui all’articolo 13-quater, comma 4, del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34 …”, ovvero il codice identificativo c.d. “nazionale”. Con la legge di conversione il credito si è chiarito che il credito è esteso alle “strutture ricettive extra-alberghiere a carattere non imprenditoriale munite di codice identificativo regionale ovvero, in mancanza, identificate mediante autocertificazione in merito allo svolgimento dell’attività ricettiva di bed and breakfast

Il riferimento al Codice identificativo regionale suggerisce l’interpretazione estensiva della norma, volta ad includere tra i beneficiari anche i locatori che introducono il loro alloggio nell’ambito della ricettività. I c.d. “affitti brevi” costituiscono ormai da tempo una soluzione alloggiativa equiparabile per vari aspetti alle strutture ricettive, tanto che le leggi regionali prevedono all’interno delle normative che regolano il settore turistico, adempimenti amministrativi quasi indifferenziati. Le Regioni spesso richiedono anche per gli appartamenti offerti per brevi periodi con locazioni turistiche l’uso del codice identificazione regionale, equiparandole di fatto e al di là del nomen iuris, alle strutture ricettive.

Se, con interpretazione restrittiva della novità legislativa, venissero esclusi coloro che offrono ai turisti alloggi con “affitti brevi” dal novero dei soggetti che possono fruire del bonus sanificazione, includendoli tra le strutture ricettive solo nell’imposizione di pesi e vincoli e non nella concessione dei benefici, la norma si presterebbe a censure di illegittimità costituzionale, prevedendo un trattamento ingiustificatamente differenziato.

Il credito spetta “in misura pari al 30 per cento delle spese sostenute nei mesi di giugno, luglio ed agosto 2021 per la sanificazione degli ambienti e degli strumenti utilizzati e per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale e di altri dispositivi atti a garantire la salute dei lavoratori e degli utenti, comprese le spese per la somministrazione di tamponi per COVID-19”.

Per ciascun beneficiario il credito d’imposta spetta fino ad un massimo di 60.000 euro.

Il comma 2 dell’articolo, rimasto invariato in sede di conversione, elenca la tipologia di spese per cui è ammesso il credito:

a) la sanificazione degli ambienti nei quali e’ esercitata l’attività lavorativa e istituzionale e degli strumenti utilizzati nell’ambito di tali attività;

b) la somministrazione di tamponi a coloro che prestano la propria opera nell’ambito delle attivita’ lavorative e istituzionali esercitate dai soggetti di cui al comma 1;

c) l’acquisto di dispositivi di protezione individuale, quali mascherine, guanti, visiere e occhiali protettivi, tute di protezione e calzari, che siano conformi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea;

d) l’acquisto di prodotti detergenti e disinfettanti;

e) l’acquisto di dispositivi di sicurezza diversi da quelli di cui alla lettera c), quali termometri, termoscanner, tappeti e vaschette decontaminanti e igienizzanti, che siano conformi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea, ivi incluse le eventuali spese di installazione;

f) l’acquisto di dispositivi atti a garantire la distanza di sicurezza interpersonale, quali barriere e pannelli protettivi, ivi incluse le eventuali spese di installazione.

Rinviamo al provvedimento del 15 luglio 2021 n. 191910 del Direttore dell’Agenzie delle Entrate, che alleghiamo, per comprendere criteri e modalità di applicazione e fruizione del credito.

Rapporti online: cosa deve conoscere il player della Hospitality

L’operatore della Hospitality, a seconda delle attività che svolge, si trova sotto il cappello di disciplina di numerose normative. Non solo adempimenti amministrativi e obblighi nazionali, anche l’attività normativa dell’Unione Europea, nel processo di liberalizzazione dei servizi nel mercato interno, ha imposto regole comuni ai professionisti, in particolare, nei rapporti che si svolgono a distanza e online. I player della Hospitality, siano essi intermediari, gestori o Property manager che operano online vogliono essere compliant devono quindi conoscere e conformarsi a plurime normative. Vediamone alcune.  

  • Il codice del consumo. Nessun professionista può innanzitutto ignorare la disciplina a tutela del consumatore, oggi confluita nel c.d. Codice del Consumo (D.Lgs n. 206/2005). Più volte aggiornato, il Codice impone a qualsiasi professionista che si relazioni ad una “persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta” particolari adempimenti e cautele. Il Codice si compone di una disciplina composita. Da obblighi informativi, anche precontrattuali, a regole per la corretta pubblicità, dalle modalità di contrarre, alla sicurezza dei prodotti, fino a garanzie di accesso alla giustizia per i consumatori
  • Il commercio elettronico.  Chiunque offra i propri servizi con un e-commerce o su piattaforme online deve conoscere la direttiva Direttiva 2000/31/CE, recepita dal D.Lgs 70/2003, su taluni aspetti giuridici dei servizi della società dell’informazione, in particolare il commercio elettronico nel mercato interno.
  • La direttiva sui servizi di pagamento digitale. Le transazioni economiche che avvengono in maniera diretta e immediata tra le parti richiedono la conoscenza della direttiva sui servizi di pagamento digitale (Dir. UE 2015/2366, recepita dal D.Lgs 218/2017), obbligatoria a partire dal 2021. La direttiva impone per le operazioni che avvengono senza la persona fisica del cliente e per le quali si utilizza un POS virtuale particolari precise regole di autenticazione.
  • Il Regolamento UE 2019/1150. Il nuovo regolamento UE 2019/1150 tutela anche i professionisti, utenti commerciali che si rapportano con le piattaforme online. Le nuove regole mirano a garantire che gli utenti commerciali dei c.d. servizi di intermediazione online e gli utenti titolari di siti web aziendali che siano in relazione con motori di ricerca online dispongano di adeguata trasparenza e di efficaci possibilità di ricorso qualora le azioni unilaterali dei fornitori di tali servizi diano origine ad una controversia.
  • Il GDPR. Infine, fondamentale per ogni operatore è conoscere il valore e la portata dei dati personali che quotidianamente si trova a trattare, gestire, conservare. La protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati di carattere personale è un diritto fondamentale ed è tutelato in tutto il territorio dell’Unione Europea (art. 8, par. 1, della Carta dei diritti fondamentali dell’UE e l’art.16, par. 1, TFUE). La normativa di riferimento è oggi il Regolamento UE n. 679/2016 (GDPR o RGDP) attuato in Italia con l’aggiornamento del D.Lgs 196/2003: il c.d. Codice Privacy ad opera del D.Lgs 101/2018.

I professionisti di HLL nel corso delle prossime settimane dedicheranno qualche approfondimento a queste ed altre normative utili agli operatori della Hospitality.

Essere informati significa organizzarsi correttamente per garantire investimenti e servizi sicuri, soddisfare i clienti e tenere sotto controllo i costi, evitando sanzioni, perdite finanziarie rilevanti o danni di reputazione. Essere compliant permette di dedicarsi in maniera più sicura allo sviluppo del proprio business.

Le nuove frontiere dell’intermediario nella Hospitality, tra opportunità e incompatibilità

Gli investitori del Real Estate guardano al medio e lungo periodo confermando l’interesse verso il segmento living italiano rivolto alla Hospitality. Lo sguardo va oltre le preoccupazioni generate dalle varianti Covid, che potrebbero disturbare il settore ancora per qualche tempo. Un trend che si conferma anche nell’intermediazione Real Estate, che quindi si rinnova: i mediatori immobiliari ampliano le loro expertise e acquisiscono competenze in settori idonei a generare redditività con formule più innovative. Tenendo presente che se l’intermediazione nel mercato immobiliare ha iniziato la sua trasformazione solo nell’ultimo decennio, il fenomeno delle prenotazioni di alloggi e servizi nel settore turistico ha cambiato aspetto già da tempo.

Questa svolta dei due mercati e del progressivo ma lento adattamento del diritto, così come della crescente difficoltà delle agenzie di viaggio e dei mediatori immobiliari tradizionali costrette ad aprirsi alle soluzioni digitali e al mondo delle Proptech, è stata affrontata dalla nostra professionista Donatella Marino nel webinar organizzato da FIMAA, Federazione Italiana Mediatori Agenti D’Affari, che si è tenuto lo scorso 7 luglio 2021 ed ora accessibile su YouTube. L’accento di questo intervento è stato posto sul nuovo ruolo del mediatore immobiliare che si propone come advisor competente ed esperto nel mercato della Hospitality.

Nel webinar si accenna anche alle opportunità e incompatibilità del mediatore che si occupa di locazioni brevi e ricettività non alberghiera, al ruolo dei gestori e dei Property Manager e alle differenze ontologiche e pratiche tra il concetto di intermediario (immobiliare) digitale e di mediatore immobiliare. Con specifici riferimenti sia alla nozione di intermediario elaborata dal Decreto Legge 50/2017 (come convertito) per introdurre alcuni nuovi adempimenti, sia al caso AIRBNB alla luce della giurisprudenza europea e italiana. L’intera disamina è supportata da slides con corposi riferimenti normativi e giurisprudenziali. Potete ascoltare l’intervento e accedere alle slide con il link: https://youtu.be/SqPq09o6oZ8


Per un’assistenza più specifica potete scriverci su hospitalitylawlab@gmail.com

Truffe on line: le cautele dei player della Hospitality

In aumento le truffe nell’intermediazione turistica immobiliare. Un fenomeno allarmante che caratterizza questo inizio stagione. Generato, sembra, dal tripudio di offerte di alloggi on line da parte di un crescente numero di operatori spesso improvvisati che, inconsapevolmente, favoriscono le frodi virtuali. Il tutto alimentato dalla scarsa informazione fornita da alcune piattaforme di intermediazione, spesso prive di strumenti di sicurezza idonei a verificare l’esistenza effettiva degli alloggi oltrechè di indicazioni e condizioni generali idonee a tutelare il consumatore.

Per facilitare i consumatori la Polizia Postale ha elaborato una Guida pocket, curata da
Altroconsumo ed Airbnb, per aiutare soprattutto chi è alle prime armi ad orientarsi quando prenota una casa vacanza online. Il progetto ha elaborato 3 profili dei truffatori “classici” ed una serie di consigli per minimizzare il più possibile il rischio di cadere nell’inganno (qui l’articolo sul sito del commissariato di polizia postale https://www.commissariatodips.it/notizie/articolo/estate-2021-da-
polizia-postale-e-airbnb-i-consigli-anti-truffa-per-prenotare-la-casa-vacanza/index.html
)

Certamente, però, non può essere posto solo a carico del viaggiatore l’onere di verificare l’accuratezza dell’offerta. I player della Hospitality che operano con la dovuta diligenza e attenzione richiesta dal nostro ordinamento, siano essi piattaforme di intermediazione, gestori o property manager, possono e devono impegnarsi per contenere il rischio di interferenze illecite.

  1. Competenze. Chi opera in questo settore ben deve conoscere le normative che lo
    governano. Oltre a tutti gli adempimenti a tutela del viaggiatore/consumatore (Codice del Consumo, Codice del Turismo, Decreto Legislativo 9 aprile 2003, n. 70 sui servizi della società dell’informazione etc.)
  2. Policy di verifica. La piattaforma di intermediazione on line accorta cercherà di valersi di idonei strumenti di verifica quantomeno dell’effettiva esistenza, se non dei contenuti, degli alloggi proposti attraverso il suo supporto.
  3. Informativa di base. Il player diligente ben dovrà quindi adoperarsi per rendere facilmente accessibili, in modo diretto e permanente, agli user e alle Autorità competenti tutte le informazioni rilevanti in modo chiaro ed inequivocabile. A titolo di esempio, lo specifico ruolo del player, i prezzi applicabili e le tariffe dei diversi servizi offerti.
  4. Informativa specifica. Dovrà inoltre informare correttamente gli utenti sulle modalità di funzionamento della piattaforma utilizzata volta alla creazione di rapporti trasparenti e all’insegna della correttezza.
  5. Pagamento. Utilizzare sistemi di pagamento istituzionali o comunque sempre sicuri e tracciabili.
  6. Comunicazioni. Individuare chiaramente i canali di comunicazione da utilizzare con gli interessati, al fine di evitare che gli stessi diano informazioni a soggetti non autorizzati.
  7. Protezione dati. Rigorosamente dotarsi di Privacy Policy conforme alle più recenti
    normative nazionale ed europee (GDPR).
  8. Servizio assistenza. Fornire un servizio idoneo ad assicurare un’adeguata assistenza agli user in difficoltà, facilitando il contatto con le autorità competenti. Osservare questi semplici criteri significa, per i player, operare con quell’attenzione e diligenza richiesta dal nostro ordinamento per garantire un soggiorno sicuro a tutti i fruitori di questi nuovi strumenti del web.

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Green Pass: le strutture ricettive devono verificare?

Lo scorso 17 giungo il Presidente del Consiglio ha firmato il Decreto che definisce le modalità di rilascio delle Certificazioni verdi digitali COVID-19. Quanto al segmento Hospitality, due sono le ricadute principali: la certificazione servirà per gli spostamenti sul territorio nazionale, nelle regioni che dovessero tornare arancioni e rosse, mentre a livello europeo varrà come EU digital COVID certificate e consentirà, quindi, di spostarsi più liberamente tra i Paesi membri.

L’ordinanza del Ministero della Salute del 18 giugno prevede quindi le nuove norme per l’ingresso da parte dei turisti provenienti dall’Unione Europea e le modalità operative del nuovo pass.

Il pass vaccinale viene rilasciato in forma cartacea o digitale a coloro che:

  • hanno completato il ciclo di vaccinazione contro il Covid-19da non oltre 9 mesi;
  • hanno ricevuto la prima dose di vaccino (il pass viene rilasciato dopo 15 giorni);
  • sono guariti dal Covid-19 da non oltre 6 mesi;
  • hanno effettuato un tampone antigenico o rapido nelle ultime 48 ore e sono risultati negativi.

Diritti e responsabilità dei gestori, dei proprietari e degli intermediari

In linea generale i soggetti di diritto privato non sono preposti alle operazioni volte a verificare l’adempimento delle norme. 

In tema di Green Pass l’art. 9 del DL 22 aprile 2021, n. 52, al comma 10, prevedeva  che,  con  decreto  del  Presidente  del Consiglio dei ministri, di concerto con i Ministri della salute,  per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale e dell’economia e delle finanze e  sentito  il  Garante  per  la  protezione  dei  dati personali, fosse prevista “l’indicazione  dei  soggetti  deputati  al  controllo   delle Certificazioni”.

Sul punto, l’art. 13 del DPCM 17 giungo stabilisce che “1. La verifica delle certificazioni verdi  COVID-19  e’  effettuata mediante la lettura del codice a  barre  bidimensionale,  utilizzando esclusivamente  l’applicazione  mobile  descritta  nell’allegato B, paragrafo 4, che consente unicamente di  controllare  l’autenticita’, la validita’ e l’integrita’ della certificazione, e di  conoscere  le generalita’ dell’intestatario, senza rendere visibili le informazioni che ne hanno determinato l’emissione.

Alla verifica sono deputati 

   – i pubblici ufficiali nell’esercizio delle relative funzioni; 

   – il personale addetto ai servizi di controllo delle attività d’intrattenimento e di spettacolo in luoghi aperti al pubblico o in pubblici esercizi, iscritto nell’elenco di cui all’art. 3,  comma  8, della legge 15 luglio 2009, n. 94; 

    – i soggetti titolari delle strutture ricettive e dei pubblici esercizi per l’accesso ai quali è prescritto il  possesso di certificazione verde COVID-19, nonché i loro delegati; 

    – il proprietario o il legittimo detentore di luoghi o  locali presso i quali si svolgono eventi  e  attività  per  partecipare  ai quali è prescritto il possesso  di  certificazione  verde  COVID-19, nonché i loro delegati; 

    – i  vettori  aerei,  marittimi  e  terrestri,  nonché  i  loro delegati; 

    – i gestori delle strutture che erogano  prestazioni  sanitarie, socio-sanitarie e socio-assistenziali per l’accesso  alle  quali,  in qualità di visitatori, sia prescritto il possesso di  certificazione verde COVID-19, nonché i loro delegati. 

Nel caso in cui vi siano soggetti delegati, l’incarico deve essere effettuato con atto formale recante le necessarie istruzioni sull’esercizio dell’attività di verifica.

Sottolinea infine, il decreto, che l’attività di verifica delle certificazioni non comporta, in alcun caso, la raccolta dei dati dell’intestatario in qualunque forma. 

Il controllo relativo alla corretta esecuzione delle verifiche è svolto dal Prefetto, informando   preventivamente   il   Ministro dell’interno, avvalendosi delle Forze di polizia e, ove occorra, delle  Forze Armate,  sentiti  i competenti comandi territoriali.

I titolari di strutture ricettive 

Pur comparendo nell’elenco, in assenza di un espresso obbligo che preveda per l’accesso in strutture ricettive o esercizi pubblici, il possesso di certificazione verde COVID-19, i titolari o loro delegati non hanno diritto a effettuare alcuna operazione di controllo. La questione non è di poco conto in quanto, in mancanza di un’espressa disposizione in tal senso, la pretesa dell’esibizione di documenti contenenti dati personali e dati c.d. sensibili ai sensi degli art. 4 e 9 del GDPR, senza il consenso dell’interessato, sarebbe illegittima, facilmente contestabile dall’ospite e potrebbe esporre il titolare a sanzioni. I player della Hospitality sono dunque in attesa dei necessari chiarimenti.