Hospitality a Barcellona. Il confronto con l’Europa

Da quanto riportato dai media, l’attuale Sindaco di Barcellona sembrerebbe voler vietare il turismo Short Term nelle abitazioni private e nelle case-vacanza del proprio Comune. 

Inutili le comparazioni tra il regime legale catalano e il nostro, i contesti sono troppo diversi. Hanno in comune, però, l’esigenza di rispettare le norme dell’Unione Europea che, in materia Hospitality, sta prendendo posizioni sempre più definite. Posizioni basate su Direttive altrettanto decise, come la Direttiva Servizi o il Regolamento UE 2024/1028.

Da ricordare che, su queste regole ferree, spesso sconosciute (o incautamente disconosciute) dagli Stati, si fondano poi le decisioni della Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Ricordiamo, infatti, che la Corte UE  è il principale punto di riferimento giurisdizionale in tutti gli Stati membri. In altre parole, è l’organismo che ha “l’ultima parola” sulle liti che le vengono sottoposte. 

Basti vedere, in materia Hospitality, le sentenze UE pubblicate da Hospitality Law Lab che coinvolgono le piattaforme di intermediazione Airbnb e Booking. Non ultima, quella favorevole ad AIRBNB che vieta oneri e restrizioni ingiustificate a carico degli operatori del settore e che ha travolto quelle norme italiane che prevedevano specifici obblighi informativi (non di natura fiscale) a carico delle piattaforme (di cui al nostro articolo dello scorso 21 giugno https://hospitalitylawlab.net/2024/06/21/obblighi-per-airbnb-e-intermediari-short-term-novita-dalleuropa/)

Ma cosa dicono queste normative UE che gli Stati membri rischiano di violare quando impongono restrizioni al turismo e alle nuove forme di Hospitality? 

Ne parliamo con i professionisti di Hospitality Law Lab. Per il diritto civile, commerciale e societario Vincenzo Franceschelli, Docente di diritto privato e diritto del turismo, Bruno Castellini, Docente di International Market & Company Law, Donatella Marino, civilista fondatore dell’iniziativa, Simonetta Marchesi, civilista e fiscalista, oltre a Giada Beghini e Tamara Corazza, operative nel mercato Hospitality nell’area Nord Est. Per il diritto amministrativo, Guido Inzaghi, uno dei più affermati legali italiani nel Real Estate, il senior Luigi Nassivera. Per gli aspetti penali, Alessio Lanzi, Docente di diritto penale e avvocato penalista, con l’avvocato Angelo Giuliani. Sugli aspetti fiscali Giuseppe Marino, Docente di diritto tributario, avvocato fiscalista e commercialista, con il suo partner, Luigi Vele, avvocato fiscalista. Oltre a Carlo Alberto Rezzani, dottore commercialista oltre a Rosa Abbate, per il diritto marittimo e Sara D’Urso, Docente di diritto del turismo.

Al centro, la Direttiva Servizi. Cosa prevede? 

L’obiettivo principale della Direttiva Servizi è quello di promuovere la libera circolazione dei servizi all’interno del mercato interno dell’UE, limitando le barriere non necessarie alla prestazione di servizi tra gli Stati membri.

Secondo la Direttiva Servizi (2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno), i limiti e le restrizioni alla prestazione di servizi possono essere imposti solo in determinate circostanze specificate dalla stessa direttiva. Queste includono:

  1. Motivi di ordine pubblico, sicurezza pubblica, sanità pubblica e protezione dell’ambiente
  2. Motivi etici, compresa la tutela dei consumatori
  3. Motivi di sicurezza

In ogni caso, queste restrizioni devono essere non discriminatorie, proporzionate e necessarie per conseguire gli obiettivi legittimi stabiliti dalla Direttiva.

Uno dei pilastri dell’ordinamento europeo è l’Art. 14 della Direttiva secondo cui  gli Stati membri “possono imporre limiti alla libera prestazione di servizi solo per motivi di ordine pubblico, sicurezza pubblica, sanità pubblica e protezione dell’ambiente. Tali limiti devono essere non discriminatori e giustificati da motivi imperativi di interesse generale.

Gli obiettivi della Direttiva Servizi sono stati declinati, quanto allo Short Term, nel Regolamento Europeo del 2024. Cosa aggiunge alla Direttiva Servizi?

Il Regolamento riconosce la lotta contro la scarsità di alloggi quale obiettivo di interesse generale che può consentire agli Stati membri di imporre restrizioni, ma  purché tali requisiti siano necessari, proporzionati e comprovati sulla base di dati affidabili.

Sul punto si veda l’approfondimento https://hospitalitylawlab.net/2024/03/14/un-regolamento-europeo-sullo-short-term-rental.

Mentre i nostri professionisti continuano ad assistere i player di tutti i nuovi settori del Real Estate che cercano di muoversi in sicurezza su questi terreni minati, la redazione di Hospitality Law Lab continuerà, grazie ai loro studi, a tenervi informati su tutti gli sviluppi legali e fiscali del settore e, nello specifico, delle conseguenze di questa scelta catalana, destinata a diventare oggetto di importanti battaglie legali.

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