Contratti di soggiorno fino al 30 settembre 2020: disciplina inderogabile

Il Legislatore è intervenuto con un incisivo provvedimento di carattere giuridico in supporto alla Hospitality italiana. E, con un occhio al futuro, ha disciplinato il periodo dal 4 maggio al 30 settembre 2020 attraverso le modifiche introdotte con la Legge 24 aprile 2020 n. 27 che ha convertito con modifiche il Decreto-legge 17 marzo 2020 n. 18 (il c.d. Cura Italia). Il Legislatore statale ha così introdotto norme volte a contenere il fenomeno delle c.d. “cancellazioni” dei contratti di soggiorno da parte di alcuni portali con contestuale rimborso integrale immediato al cliente/Guest di quanto già eventualmente versato. Un fenomeno che ha travolto tutte le strutture ricettive e i locatori che fruivano di questi “portali di prenotazione” (così definisce la nuova normativa le c.d. OTA, come Booking, e le piattaforme simili come Airbnb), e che rischia di protrarsi.

La norma si rivolge a tre tipologie di destinatari: a questi “portali di prenotazione”, che dovranno attenersi ai vincoli disposti dalla nuova legge, ai gestori di alberghi e strutture ricettive, che godranno di un nuovo strumento, e degli stessi viaggiatori/Guest, che non rimarranno sguarniti di tutela e indotti così a procedere con le prenotazioni nei prossimi mesi, caratterizzati da serie incertezze.

È l’Art. 88-bis – Destinatari della risoluzione per impossibilità sopravvenuta, introdotto con la legge di conversione, che introduce alcuni chiarimenti, chiarendo, tra l’altro che  “…ricorre la sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta in relazione ai contratti di trasporto aereo, …, ai contratti di soggiorno e ai contratti di pacchetto turistico” stipulati da soggetti che sono stati colpiti da provvedimenti o vicende, specificamente elencate, connesse con l’emergenza relativa al Covid 19. Questa tipologia di viaggiatori/Guest deve comunicare il ricorrere di una delle cause impeditive: strutture o portali alle strutture ricettive o al portale eventualmente utilizzato che, entro trenta giorni dalla comunicazione, “procedono al rimborso del corrispettivo versato per il titolo di viaggio e per il soggiorno ovvero all’emissione di un voucher di pari importo da utilizzare entro un anno dall’emissione”.

Soluzione simile quando la causa impeditiva si verifica nella sfera della struttura ricettiva: il punto 5 chiarisce che “Le strutture ricettive che hanno sospeso o cessato l’attività, in tutto o in parte, a causa dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 possono offrire all’acquirente un servizio sostitutivo di qualità equivalente, superiore o inferiore con restituzione della differenza di prezzo, oppure procedere al rimborso del prezzo o, altrimenti, possono emettere un voucher, da utilizzare entro un anno dalla sua emissione, di importo pari al rimborso spettante.

Di particolare interesse sono però i capoversi da 10 a 13 del medesimo art. 88 bis che estende le tutele anche a “tutti i rapporti inerenti ai contratti di cui al presente articolo e instaurati con effetto dall’11 marzo 2020 al 30 settembre 2020 nell’intero territorio nazionale anche …per le prestazioni in favore di contraenti provenienti dall’estero”: se interviene una causa impeditiva causata dall’emergenza epidemiologica, l’eventuale caparra o acconto versato può essere sostituito, a discrezione della struttura ricettiva, da “un voucher di pari importo valido per un anno dall’emissione”. E questo a discrezione della struttura, in quanto, specifica il successivo capoverso, “L’emissione dei voucher …non richiede alcuna forma di accettazione da parte del destinatario”.

 Importante ricordare che la normativa estende e impone queste previsioni anche a coloro che abbiano prenotato tramite “un’agenzia di viaggio o di un portale di prenotazione, anche in deroga alle condizioni pattuite”  in quanto “costituiscono norme di applicazione necessaria”. In altre parole, le disposizioni normative sono inderogabili e prevalgono sull’eventuale disposizione difforme prevista dai portali. Con le inevitabili conseguenze, in caso di disconoscimento di tali prescrizioni.

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