Malgrado la recente sentenza n. 2928/2025 del Consiglio di Stato, i Comuni continuano a varare regolamenti restrittivi contro le locazioni turistiche brevi, spesso destinati a essere comunque bocciati dai giudici. Tra le amministrazioni più aggressive, il Comune di Firenze, il cui nuovo regolamento comunale, entrato in vigore il 31 maggio scorso, è già oggetto di attenzione dei nostri partner di Hospitality Law Lab.
L’analisi costituisce l’occasione per proporre ai nostri lettori un approfondimento dei contenuti della pronuncia del Consiglio di Stato, recentemente chiamato a esprimersi sulla normativa lombarda, oggetto di esame da parte delle nostre partner Donatella Marino e Benedetta Mussini in una recente intervista sulla rivista giuridica Euroconference Legal.
La sentenza ha annullato il provvedimento del Comune di Sirmione che negava l’ottenimento della c.d. C.I.A. per due appartamenti locati da un privato chiarendo che la locazione è un contratto e quindi un rapporto fondato sulla libertà contrattuale e sul diritto di proprietà, e non un’attività (imprenditoriale o meno) soggetta al vaglio autorizzativo della Pubblica amministrazione. Di conseguenza, i Comuni non possono esercitare poteri inibitori, salvo in presenza di violazioni edilizie o sanitarie.
La pronuncia segna così un punto fermo: le amministrazioni locali non possono comprimere, attraverso regolamenti, diritti fondamentali tutelati dall’ordinamento civile. Una posizione destinata a incidere in modo significativo sull’equilibrio tra poteri pubblici e autonomia privata nel sempre più discusso tema degli affitti brevi.

