Stagione invernale: in aumento prenotazioni e regole

Alberghi, gestori di ogni sorta di struttura ricettiva o di unità abitative private sono pronti a ricevere i turisti per la stagione invernale. Molti player si sono anche già adeguati alle nuove normative europee, alcuni persino modificando il proprio business model. Si tratta però di regole che vengono percepite dagli operatori come (progressivamente sempre più) invasive. Tanto più nel mercato della Hospitality, caratterizzato dalla continua rapida crescita, dalla trasversalità delle aree coinvolte e dal forte impatto economico, sociale e culturale, che sta evidentemente portando a una produzione normativa insolitamente massiccia.

Proprio in questi giorni in Italia si cerca di regolare parte del fenomeno Hospitality, quello dei c.d. “affitti brevi”. L’Europa impone invece, più in generale, l’assoluta compliance con i doveri di trasparenza, sia nei rapporti con i turisti-consumatori che con le Amministrazioni finanziarie dei vari Paesi Membri. Cresce anche l’attenzione delle Autorità preposte al controllo: AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) – l’Antitrust italiano – e Agenzia delle Entrate.

Emergono quindi nuove criticità. Per esempio, sorge oggi un problema per quei gestori di abitazioni private che operano nel mercato delle locazioni brevi (anche chiamati property manager), valendosi del contratto individuato dal nostro codice civile come mandato con rappresentanza (spesso identificato anche come “revenue sharing”). In queste situazioni il proprietario, mandante e rappresentato, affida al gestore l’incarico di svolgere alcuni servizi ma soprattutto di concludere, in nome e per conto del proprietario stesso, contratti di locazione (generalmente di breve durata) con i conduttori/turisti. Il property manager, che opera con proprio sito ebusiness e/o si vale di OTA, marketplace e intermediari on line (Booking, Airbnb, VRBO, Expedia), è quindi obbligato a spendere il nome del proprietario per la conclusione del contratto locatizio. Sino ad oggi, non rilevava il momento in cui il nominativo del proprietario veniva comunicato. Oggi, invece, la normativa impone a intermediari e gestori obblighi di informazione e comunicazione molto più rigorosi.

Tre sono gli angoli visuali per valutare la compliance di un property manager che opera con questa formula” spiega Donatella Marino, avvocato civilista che ha dedicato un team di avvocati proprio al tema della compliance con le nuove norme in materia di Hospitality. “Il primo, come sempre, è il rapporto con il proprietario” chiarisce, “da costruire attraverso accordi di management chiari e coerenti con la normativa vigente ma che soprattutto rifletta quanto viene poi effettivamente posto in essere”.

Il secondo è il rapporto con il turista che si sviluppa on line attraverso il sito del gestore stesso (e/o del marketplace)“, aggiunge. “E’ su questo rapporto che è intervenuta in modo vigoroso la normativa europea, che impone al gestore (non solo ai player della Hospitality, beninteso) di assicurare la totale trasparenza e chiarezza dei processi operativi e dei soggetti coinvolti sin dal momento dell'”aggancio” dell’utente. E questo in tutti gli annunci e nell’intero sito proprietario: non più, dunque, solo nelle condizioni generali e nei TOS, che devono comunque essere ormai impeccabili, sotto l’occhio vigile e il controllo dell’Antitrust, che non sta lesinando pesanti sanzioni,”

Il terzo aspetto è quello fiscale, conclude Marino, “posto che tutti i marketplace e gli intermediari on line sono tenuti, per esempio, anche ai sensi della c.d. DAC 7, a nuovi obblighi di comunicazione di dati all’autorità fiscale, e dunque, quanto all’Italia, all’Agenzia delle Entrate. Con l’evidente problema di segnalare, o meno, i dati del proprietario nel cui nome il property manager sta operando. “

I principali intermediari e property manager stanno dunque intervenendo. C’è chi si limita a intervenire sul testo e la grafica utilizzata nel proprio sito e sul contenuto degli annunci sulle OTA, chi rivede l’intero processo operativo, dall'”acquisizione” dell’immobile alla proposta al turista attraverso il sito (proprio o dell’intermediario) per assicurarsi un’adeguata compliance con le nuove disposizioni di natura civilistica e fiscali (ma talvolta anche di rilevanza penale).

Un package di norme che ha diretto impatto anche su proprietari e investitori, legati a modelli contrattuali che li espongono in prima linea con turisti e autorità.

Chi opera oggi nella Hospitality sta rendendosi conto che la compliance con le normative europee risulta uno dei principali parametri da considerare nel momento in cui si scelgono i modelli di business e i partner con cui operare.

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