Dal Tribunale di Roma dubbi sulla normativa emergenziale: convalidato lo sfratto

In arrivo dai Tribunali le prime decisioni che contestano la legittimità dei decreti emergenziali. Pioniere è il Tribunale civile di Roma che, con una ordinanza dello scorso 16 dicembre, decide su una convalida di sfratto muovendo alla normativa emergenziale numerose critiche ruotanti intorno a due snodi.

1.ll contenuto poco proporzionato di alcune misure, che ha travolto interi settori produttivi ben più del problema sanitario in quanto tale.

2.La forma scelta per l’emanazione di provvedimenti volti ad incidere su libertà costituzionalmente garantite.

Due temi già sollevati dai professionisti di HLL proprio nel post di settimana scorsa. HLL aveva trattato i danni causati al settore turistico dalla compressione della libertà di circolazione: danni generati non tanto dall’emergenza sanitaria in quanto tale ma piuttosto dall’attività provvedimentale, non sempre legittima.

Curiosa e interessante, la recente decisione del Tribunale civile romano (R.G. n. 45986/2020) con cui viene messa in discussione la illegittimità di alcuni provvedimenti. Le restrizioni sono dovute, secondo il Tribunale, “non alla intrinseca diffusione pandemica di un virus ex se, ma alla adozione “esterna” dei provvedimenti di varia natura (normativi ed amministrativi) i quali, sul presupposto della esistenza di un’emergenza sanitaria, hanno compresso o addirittura eliminato alcune tra le libertà fondamentali dell’Uomo, così come riconosciute sia dalla Carta costituzionale che dalle Convenzioni Internazionali.”

Il Giudizio riguardava una richiesta di convalida di sfratto per morosità a cui l’intimato si era opposto lamentano l’impossibilità di onorare l’elevato corrispettivo convenuto, a causa della grave crisi scaturita dalla pandemia e richiedendo la reductio ad aequitatem del canone locatizio, in applicazione delle norme sull’eccessiva onerosità sopravvenuta ex art. 1467 co. 3 c.c.

Il Giudice romano, dopo aver contestato la liceità della dichiarazione dello Stato d’emergenza del 31-01-2020, ha ritenuto che le limitazioni imposte con DPCM, anche quando richiamati da decreti-legge, sarebbero in contrasto con le disposizioni costituzionali. In particolare, con l’art. 76 Cost. che “nel prevedere che l’esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principi e criteri direttivi, impedisce anche alla legge di conversione di decreti legge la possibilità di delegare la funzione di porre norme generali astratte ad altri organi diversi dal Governo, inteso nella sua composizione collegiale, e quindi con divieto per il solo Presidente del Consiglio dei Ministri di emanare legittimamente norme equiparate a quelle emanate in atti aventi forza di legge.”

In relazione poi alle motivazioni che hanno giustificato l’approvazione di molti DPCM, il Tribunale ha ritenuto che “le disposizioni limitanti le libertà fondamentali in alcuni casi non appaiono adottate in immediata conseguenza logica di un ragionamento e basato su dati ontologici fattuali certi (o almeno verificabili), ma previa esposizione di mere clausole di stile[…]o con prescrizioni del tutto generiche”. Lamentando un vizio di motivazione, ex art. 3 L. 241/1990, dell’atto amministrativo, concretamente contestabile. Così come, si legge nella decisione, talune motivazioni per relationem (pratica di per  sé riconosciuta dalla giurisprudenza) operata dai DPCM, rimandano “ad atti non sempre disponibili o comunque conoscibili” (es. verbali del comitato Tecnico Scientifico, spesso non reperibili.) Atti illegittimi quindi, che potevano essere impugnati nelle sedi opportune, “con ciò eliminando in radice le conseguenze che ne sono derivate”.

Il Giudice ha poi disconosciuto l’ultima giurisprudenza dello stesso Tribunale (Trib. Di Roma Ord. 27 agosto 2020) che invocava concetti quali la buona fede nella esecuzione del contratto e istituti come l’impossibilità sopravvenuta ex art. 1463 c.c. o l’eccessiva onerosità. E ha concluso, rispetto all’effettiva difficoltà in cui verteva l’inquilino moroso, che: “si tratta, […]non di un danno “da emergenza sanitaria”, ma di un danno da attività provvedimentale, che si reputa illegittima, e che, la parte non si è attivata in alcun modo per rimuovere e, di conseguenza eliminare gli effetti dannosi, che dunque ben avrebbe potuto evitare.” La pretesa invocata dalla persona intimata è basata quindi, secondo il Tribunale romano, su un presupposto di partenza di per sé errato, tale da rendere infondata la richiesta.

E’ ben vero dunque che bisogna riconoscere, al Governo che ha gestito l’Italia in questi ultimi dodici difficilissimi mesi, la fatica di operare in condizioni di straordinaria delicatezza. Ma è anche vero che, inevitabilmente, a prescindere dalla condivisione o meno dell’interpretazione del Tribunale romano, è bene rilevare che la questione della legittimità dei provvedimenti ha ormai raggiunto le sedi giudiziarie.

Qui il testo integrale della decisione:

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