Si è tenuto il 9 luglio scorso a Milano il consueto Hospitality Forum che fornisce ogni anno dati e riflessioni sull’andamento del Real Estate turistico-alberghiero. Promosso da Castello SGR e Scenari Immobiliari, sono state sintetizzate le trasformazioni in atto nel mercato dell’Hospitality e messe in luce le principali esigenze dei player del settore, investitori e operatori: flessibilità, sostenibilità economica e chiarezza normativa. L’edizione 2025 ha però anche rilevato l’eccezionale vitalità del comparto, riportando numeri da record.
Anche Hospitality Law Lab era presente con alcuni professionisti che hanno seguito i lavori e approfondito i temi più rilevanti dal punto di vista giuridico. L’evento ha evidenziato l’espansione delle catene, l’interesse crescente degli investitori istituzionali, e l’emergere di nuove “dream destination” anche in aree secondarie. La partecipazione di Hospitality Law Lab si inserisce in questo contesto di trasformazione, sottolineando il ruolo cruciale che consulenti legali specializzati rivestono nei processi di riconversione, sviluppo e valorizzazione dell’offerta turistica italiana.
Ecco l’intervista con alcune riflessioni dal nostro punto di vista legale.
Qual è stato il focus giuridico più interessante emerso durante il Forum?
Uno dei temi centrali è stato il rapporto tra rigenerazione urbana e ospitalità. La normativa urbanistica – pensiamo ad esempio alla legge regionale lombarda sull’housing temporaneo – è sempre più protagonista nei progetti di riconversione. La sfida resta quella di armonizzare le normative edilizie, urbanistiche e commerciali.
In che modo il diritto può accompagnare gli investimenti nel settore hospitality?
Oggi più che mai occorre un approccio interdisciplinare. Il quadro regolatorio deve essere chiaro, stabile e incentivante. Gli strumenti di partenariato pubblico-privato (PPP), per esempio, rappresentano un’opportunità interessante ma ancora poco esplorata per l’hospitality.
Si è parlato anche di nuove formule ricettive: quali implicazioni legali?
Le nuove forme ibride – tra hotellerie, student housing e co-living – sollevano interrogativi su licenze, destinazioni d’uso e regimi fiscali. Occorre un aggiornamento normativo che segua l’evoluzione delle esigenze abitative temporanee.
C’è spazio per innovazione normativa in ambito ESG?
Sì, il quadro europeo ci spinge in questa direzione. Le certificazioni ambientali e gli standard ESG stanno entrando anche nei contratti e nelle due diligence. È importante che gli operatori del settore hospitality si dotino di strumenti legali adeguati per gestire questi nuovi obblighi.
Un messaggio finale per il settore?
La collaborazione tra professionisti, istituzioni e imprese è fondamentale. E il diritto può essere un alleato strategico per innovare, tutelare e valorizzare gli investimenti nel turismo e nell’ospitalità.

