Il prossimo 30 giugno è il termine ultimo per trasmettere telematicamente all’Agenzia delle Entrate la dichiarazione annuale riepilogativa dell’imposta di soggiorno (Tourist tax) relativa all’anno 2024. L’obbligo riguarda:
- Strutture ricettive (alberghi, innanzitutto, ma anche B&B, affittacamere, case vacanza);
- Locatori di locazioni brevi (ex art. 4, D.L. 50/2017, come convertito), anche non professionali, quando incassano direttamente l’imposta;
- In generale, chi incassa direttamente l’imposta di soggiorno, ad esempio tramite Booking.com o anche Airbnb, nelle città in cui la piattaforma non agisce da sostituto d’imposta, o comunque i soggetti indicati nella norma (e talvolta, dunque, anche i c.d. Property Manager, se destinatari dell’art. 4, D.L. 50/2017, come convertito)
👉Lodevole, peraltro, l’iniziativa di alcune piattaforme. Airbnb, per esempio, in molti Comuni italiani ha concordato che l’imposta di soggiorno, in caso di locazioni brevi, sia incassata e versata direttamente dalla piattaforma. In queste situazioni, il locatore non deve presentare la dichiarazione annuale all’AdE, per quanto riguarda le prenotazioni gestite da Airbnb. Ma se utilizza anche Booking, è comunque tenuto a presentare la dichiarazione limitatamente agli importi riscossi direttamente tramite Booking. Un pasticcio “burocratico” imbarazzante, in un ordinamento serio.
👉In realtà, tutta la “burocrazia” che ruota intorno all’imposta di soggiorno è inspiegabilmente complicata, a spregio dell’obbligo di semplificazione cui è tenuta la Pubblica Amministrazione. Auspichiamo che le associazioni di categoria — come OspitaMI, parte del network Host+Host, che ha invitato ieri sera i professionisti di Hospitality Law Lab per una serata partecipata e stimolante — possano intervenire in modo sempre più efficace presso i Comuni e, in generale, con il Legislatore nazionale e locale, per spingere, in questo caso,
- sia verso una semplificazione delle dichiarazioni relative all’imposta di soggiorno, così da porsi in linea con i principi costituzionalmente garantiti,
- sia per una riscossione e gestione automatizzata dell’imposta da parte delle piattaforme online, così da meglio assicurare questo utile introito per i Comuni.
Sul punto, leggi l’intervista ai nostri professionisti Donatella Marino, prof. Giuseppe Marino, Luigi Vele, Simonetta Marchesi, Carlo Alberto Rezzani.
Cos’è la Dichiarazione Annuale Riepilogativa dell’Imposta di Soggiorno?
L’obbligo è stato introdotto con l’art. 180, comma 3 del D.L. 34/2020 (c.d. “Decreto Rilancio”), convertito nella Legge n. 77/2020. La norma impone a chi gestisce strutture ricettive, anche occasionalmente, di trasmettere per via telematica entro il 30 giugno di ogni anno una dichiarazione riepilogativa relativa all’imposta riscossa o dovuta nell’anno precedente.
Quali sono i contenuti della dichiarazione? E i rischi per chi non è compliant?
Si tratta, grossomodo, degli stessi dati già forniti al Comune competente, solo riorganizzati diversamente: numero di pernottamenti e ospiti; importi incassati; periodi di soggiorno; eventuali esenzioni applicate. L’invio deve essere effettuato tramite i servizi online accessibili con SPID o credenziali dell’Agenzia delle Entrate (“Dichiarazione telematica per l’imposta di soggiorno”). E’ fondamentale essere in regola, in quanto le sanzioni sono severe. Con l’incrocio dei dati delle piattaforme digitali, l’Agenzia delle Entrate ha potenziato i controlli: gli Host non in regola rischiano conseguenze economiche rilevanti.
Perchè questo impianto non rispetta il principio di semplificazione?
Come in varie altre aree, la normativa nazionale e locale non è ben coordinata e, soprattutto, non è rispettosa di alcuni principi fondamentali dell’ordinamento. Per esempio, del principio di semplificazione della Pubblica Amministrazione, che si riconduce al principio del buon andamento dell’azione amministrativa nella declinazione del principio d’efficienza. Dovrebbe essere posto al centro dei tavoli di lavoro sia in sede legislativa sia attuativa, ma spesso viene dimenticato. Il risultato è che stimola le contestazioni di legittimità da proporre nei Tribunali, sempre più intasati da liti con la Pubblica Amministrazione che potrebbero e dovrebbero essere evitate.
Quali sono state le iniziative lodevoli di alcune piattaforme, come Airbnb?
Nel caso di Airbnb, in molti Comuni italiani, l’imposta di soggiorno, nel caso di locazioni brevi ex art. 4, D.L. 50/2017, è incassata e versata direttamente dalla piattaforma, in virtù di convenzioni stipulate con l’amministrazione comunale. In queste situazioni, il locatore non riscuote direttamente l’imposta e, dunque, non ha l’obbligo di versamento all’erario. Inoltre, non deve presentare la dichiarazione annuale all’Agenzia delle Entrate, per quanto riguarda le prenotazioni gestite da Airbnb. Tuttavia, se un locatore utilizza sia Airbnb (che si occupa della riscossione dell’imposta di soggiorno) sia Booking (dove è l’Host a incassare l’imposta), è comunque tenuto a presentare la dichiarazione all’Ade, limitatamente agli importi riscossi direttamente tramite Booking. Un pasticcio “burocratico”.
In che modo possono essere utili le Associazioni?
Proprio in questo contesto i nostri professionisti hanno accettato il gradito invito di Ospitami – l’associazione lombarda parte di Host+Host, il network che rappresenta a livello italiano le realtà locali che si occupano di home sharing – nella serata del 26 giugno a Milano. La mission di Hospitality Law Lab è infatti, certamente, offrire pillole di informazioni accurate e aggiornate ai propri lettori e una assistenza e consulenza legale di alta qualità ai clienti, grazie all’elevata competenza dei propri partner. Ma è anche fornire supporto alle Associazioni e alle Pubbliche Amministrazione che desiderino costruire un mercato della Hospitality più efficiente, libero da sovraccarichi inutili generati solo da norme fatte male. E’ solo con una buona attività svolta in via preventiva che si riduce il contenzioso e si favorisce lo sviluppo sano del settore.

